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Urban Decay non venderà in Cina, niente test sugli animali

  • urbandecay.com-gocrueltyfree.org

Può un'azienda cosmetica che fonda la propria attività sulla filosofia vegan e si dichiara cruelty free vendere in un paese che prevede la sperimentazione animale sia sugli ingredienti che sul prodotto finito? No, non può e così la Urban Decay, colosso statunitense della bellezza, ha fatto marcia indietro sulla scelta di esportare i propri cosmetici in Cina.

"Dopo un attento esame di molte questioni, abbiamo deciso di non iniziare a vendere i prodotti di Urban Decay in Cina. Benché siano stati molti i fattori che hanno giocato un ruolo importante in questa decisione, in ultima analisi non ci sentiamo in grado di rispettare le normative vigenti in Cina e rimanere fedeli ai nostri principi fondamentali" ha scritto l'azienda sul proprio sito, sottolineando comunque di essere a conoscenza del fatto che nel Paese "ci sono molti consumatori progressisti" che avrebbero senza dubbio colto "l'opportunità di acquistare prodotti non testati sugli animali" e per i quali resta la speranza di poterli accontentare in "un prossimo futuro".

Una scelta operata in seguito al confronto con "individui e organizzazioni coinvolti nella nostra decisione", ma soprattutto dopo le numerosissime dichiarazioni di boicottaggio pubblicate dagli internauti-clienti di Urban Decay sulla pagina Facebook della società, diverse petizioni online e la revoca dell'adesione allo standard cruelty free da parte del British Union for the Abolition of Vivisection (BUAV).

Così, tra il rinunciare al logo 'del coniglietto che salta' e a numerosi consumatori o al mercato cinese, l'azienda ha optato per la seconda via, facendo "un passo indietro" e chiedendo scusa per non aver risposto "immediatamente alle molte domande che abbiamo ricevuto", oltre ad aver 'dato buca' ai clienti con una live chat annunciata e poi mai fatta.

Nonostante la pubblica ammenda e il pentimento, tuttavia, l'impressione che rimane è che Urban Decay abbia modificato i propri piani non tanto per questioni ideologiche, quanto di business, lasciando l'amaro in bocca a molti dei suoi clienti, che non è detto che non scelgano di abbandonarla lo stesso, nonostante la marcia indietro. E chissà, allora, se a fronte di un calo delle vendite e del fatturato, l'azienda si pentirà della decisione presa e darà vita a un nuovo, clamoroso, cambiamento di idea?

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